Progetto Co-Housing - Casa Condivisa

Nel mese di marzo 2017 è iniziata una nuova avventura: nell’appartamento di via Fiamma è stato avviato il Progetto “Casa Condivisa” che consiste nella coabitazione di persone con e senza disabilità. Alessandra è una giovane lavoratrice che necessita di un alloggio a Milano e che ha deciso di aderire al nostro progetto sperimentale condividendo per alcuni momenti della settimana l’appartamento e la vita domestica con alcuni giovani disabili che stanno partecipando da anni ad un percorso di vita autonoma ed indipendente della Fondazione.

Al momento Alessandra, ospite stabile dell'appartamento, garantisce la sua presenza serale  e notturna per due volte  a settimana.

Stiamo ora cercando un’altra persona interessata a partecipare al progetto quale ospite stabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Progetto Casa Condivisa in sintesi

Il progetto di coabitazione rappresenta per noi un progetto sperimentale molto importante che fa parte della spinta iniziale che ha portato molti dei genitori della Fondazione anni fa a conoscere il Prof. Cuomo e i suoi progetti sperimentali, ad iniziare una collaborazione con lui e con il suo staff, ad andare in Spagna a conoscere l’esperienza di “vivienda compartida” e ad avviare uno scambio formativo con la Prof.ssa Nuria Illàn Romeu, docente dell’Università di Murcia, collega e amica del Prof. Nicola Cuomo. Sono seguiti incontri a Milano, stage formativi residenziali e infine la decisione di riunire il gruppo di famiglie in una fondazione cui è stato dato un nome che è profondamente legato a questa storia: CondiVivere.

 

 

 

Fino ad oggi, all’interno del Percorso-Sistema e secondo il Metodo Emozione di Conoscere, abbiamo costruito percorsi formativi per la vita autonoma dei giovani disabili negli appartamenti messi a disposizione dalla Fondazione: questi contesti sono denominati “Scuola delle Autonomie”, in quanto costituiscono una sorta di Università dove i giovani e gli adulti con deficit possono imparare a sviluppare abilità e competenze con il supporto dei mediatori formati al Metodo.

Ora vogliamo sperimentare una modalità di vivere che permette alle persone che hanno raggiunto buoni livelli di autonomia, di beneficiare di una forma diversa di esperienza in cui il compagno di casa non è un educatore bensì un coinquilino che da una parte necessita di un alloggio e dall’altra ha il desiderio di conoscere e condividere spazi, relazioni, persone, esperienze, in un arricchimento reciproco.

 

L’esperienza di coabitazione tra persone con disabilità e persone senza disabilità, vorremmo producesse:

  • reti sociali informali tra gli abitanti della casa.

  • una presenza del coinquilino, monitorata, non educativa ma formativa, in quanto si tratta di compagni di casa che, per un certo periodo, rappresentano persone da imitare, da cui copiare atteggiamenti, comportamenti.  

  • arricchimento reciproco in termini di valori, di aiuto, di sostegno.

  • apertura e coinvolgimento nelle reti relazionali esterne, tramite i coinquilini, favorendo una reale integrazione sociale. Si auspica che la positiva convivenza porti le persone disabili a poter sperimentare contesti di socialità (all’interno e all’esterno della casa) che generalmente sono meno accessibili a loro (la casa può divenire luogo aperto in cui invitare amici, compagni di lavoro o di studio, ….; i disabili possono essere invitati a incontrare gli amici fuori).

  • educazione alla diversità, familiarizzazione da parte del coinquilino e della sua cerchia di amicizie con il mondo della disabilità.

  • la creazione di relazioni e legami maggiori con il territorio, il quartiere, al fine di promuovere l’integrazione delle persone disabili nel tessuto sociale circostante

  • la possibilità di rendere il progetto di vita autonoma e indipendente più sostenibile economicamente.

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