Newsletter n.1 - settembre 2017



Gent.mi,

nel riprendere le attività e i progetti con sempre rinnovato entusiasmo, vi inviamo la Newsletter numero 1 con alcune informazioni relative agli ultimi mesi.


Buona lettura!


Cinzia De Pellegrin




Leggi l'introduzione del Presidente Dott. Canio Muscillo




Nadia e la sua esperienza formativa alla Panini Durini




Nadia, dopo aver iniziato formalmente il 20 giugno a frequentare un punto di ristorazione Panini Durini nell’ambito del progetto di inserimento lavorativo della Cooperativa e secondo il protocollo del Metodo Emozione di Conoscere, sta continuando positivamente la sua esperienza per due moduli a settimana. A luglio ha anche ricevuto la sua prima busta paga! La vedete ritratta in una foto in allegato.

Nadia si occupa di vari compiti: sistema i tavolini, li pulisce e li apparecchia, organizza e ordina il magazzino, controlla e riempie di bottiglie i frigoriferi del negozio, controlla la pulizia del bagno e la presenza di sapone e carta igienica, prepara nei vassoi i panini in cucina, … Nel mese di agosto ha frequentato il punto di ristorazione senza affiancamento (l’operatore era in ferie) e ha continuato a svolgere bene il suo lavoro. Ora si riprenderà con l’affiancamento dell’operatore a seconda delle necessità che individueremo e in quanto vogliamo allargare le sue responsabilità, valutando la possibilità di lavorare maggiormente in cucina e di seguire anche il compito della consegna a domicilio dei panini. Tutto questo per darle la possibilità di avere un lavoro molto dinamico e soddisfacente anche da un punto di vista relazionale.

Al momento Nadia ha un contratto a chiamata (per cui viene pagata in base alle ore che si concorda di fare settimanalmente) che dovrebbe trasformarsi probabilmente verso l’inizio dell’anno prossimo in contratto part-time.

Raffaella, la responsabile risorse umane di Panini Durini, riferisce a Matteo di essere molto contenta e soddisfatta della presenza e lavoro di Nadia!

Complimenti a Nadia e anche a Matteo che la sta seguendo in questo progetto!

Non appena possibile cercheremo di far iniziare l’esperienza lavorativa anche ad un altro socio.

Riporto di seguito il comunicato già inviatovi che riguarda l’inizio dell’esperienza

20 giugno 2017

Oggi siamo tutti molto orgogliosi perché Nadia ha iniziato la sua esperienza lavorativa presso un Punto di Ristorazione dell’Azienda Panini Durini a Milano!

La Cooperativa Sì Si Può Fare ha preso accordi con Panini Durini (Pancioc s.p.a. http://www.paninidurini.it/ ) per avviare l’inserimento lavorativo di alcuni soci che da anni partecipano ai progetto di formazione lavorativa e di vita indipendente secondo il protocollo di Ricerca del Metodo Emozione di Conoscere. L’azienda, che nasce nel 2011 con un nuovo concept di ristorazione made in Italy e che vanta oramai 13 punti di ristorazione nella zona milanese, intende collaborare con Fondazione e Cooperativa al fine di offrire un’opportunità reale e concreta di lavoro a delle persone che ci ricordano ogni giorno come tutti noi abbiamo un’originalità che va salvaguardata e può divenire una risorsa, se adeguatamente sostenuta e potenziata.

Grazie al prezioso supporto dell’Avvocato Franchina e del suo studio legale che sostengono i nostri progetti offrendo il loro lavoro e la loro professionalità, sono stati firmati degli accordi che garantiscono a Panini Durini il supporto e la consulenza costante da parte del team di ricerca Aemocon e degli operatori che collaborano con la Cooperativa al fine di rendere l’inserimento lavorativo un’esperienza di qualità per tutti: per la persona con necessità speciali, per l’Azienda, per i clienti e il contesto sociale.

Nadia, che la vediamo nella foto mentre firma il suo primo contratto, potrà iniziare a lavorare in affiancamento (per un periodo iniziale e successivamente solo secondo le necessità) dall’operatore Matteo Baldassin, che ringraziamo di cuore per il grande lavoro svolto in questi ultimi mesi nel creare occasioni, contatti, affinare accordi. Un ringraziamento particolare anche per la sensibilità e disponibilità trovata in Raffaella, Responsabile Risorse Umane per Panini Durini.


Tirocinio di Simone



Simone Ricciardi, secondo un accordo firmato con l’istituto professionale che frequenta, ha svolto il tirocinio previsto dalla sua scuola presso il Punto Vendita di via Tartini, affiancato da una sua educatrice scolastica. Simone e la sua educatrice hanno frequentato il negozio di giovedi mattina da fine gennaio a giugno, una volta a settimana, seguiti e orientati dagli operatori presenti. Questo ci ha dato modo di allargare l’esperienza formativa di Simone all’interno dei nostri contesti (oltre quindi ai suoi due moduli a settimana) ma anche di iniziare una collaborazione con una scuola, cosa che riteniamo molto interessante in quanto ci facciamo conoscere come alternativa di qualità nel campo dell’integrazione e della formazione.

Bravo Simone!!


Riccardo e i centri estivi


Riccardo Campione ha svolto con successo nel mese di giugno un’esperienza formativa presso il Centro Asteria come aiutante animatore nei centri estivi organizzati per bambini della scuola materna ed elementare. Riccardo ha 16 anni, a settembre inizierà il secondo anno al Liceo Psicopedagogico Agnesi di Milano.

L’esperienza formativa nel campo estivo col ruolo di volontario, di aiutante del gruppo di animatori, affiancato dall’operatore Marco Adinolfi, aveva la finalità di potenziare sia abilità pratiche che competenze cognitive e relazionali all’interno di un contesto dinamico e ricco di opportunità da un punto di vista pedagogico e in stretto collegamento con le finalità del Liceo frequentato.

Nel contempo il progetto voleva essere un’occasione informativa e formativa per le persone coinvolte nel progetto, volendo partecipare a disseminare i valori e la cultura dell’integrazione. In allegato trovate una foto che lo ritrae felice e orgoglioso. Per Riccardo riteniamo sia stata un’occasione di crescita all’interno del suo cammino di potenziamento delle autonomie, delle competenze relazionali, del senso di responsabilità.

Ringraziamo Aldo Piatti, insegnante di Judo (A.S.D. Bu-Sen Bresso) e membro del Comitato Scientifico di Fondazione CondiVivere, per aver creato la preziosa rete di relazioni, che speriamo ci offra altre opportunità di collaborare.

Link: https://www.condivivere-onlus.org/spicco-il-volo



Catarina Oliveira - Studentessa tirocinante da Zurigo


Nel mese di luglio Fondazione e Cooperativa hanno ospitato una tirocinante proveniente da Zurigo, Catarina Oliveira, studentessa del Prof. Stefan Meyer, docente all’Università di Zurigo e da anni collaboratore del Prof. Cuomo e di Aemocon.

Catarina lavora come insegnante a Zurigo, è iscritta al Master Universitario in Educazione Speciale ed è venuta a Milano per svolgere un mese di tirocinio per conoscere e partecipare in prima persona ai progetti sull’Emozione di Conoscere, frequentando sia la casa e il negozio di Dergano, sia la casa di via Fiamma, dove ha alloggiato insieme ad Alessandra e alcuni ragazzi. L’esperienza è stata molto positiva sia per Catarina che per tutto il gruppo, speriamo che sia servita per poter diffondere anche in Svizzera, tramite il suo lavoro, i principi e la cultura dell’integrazione e dell’emozione di conoscere! Vista l’esperienza positiva, saremmo contenti di poter accogliere ancora tirocinanti interessati e motivati come lei.


Ecco un messaggio che ci scrive in questi giorni Catarina per condividerlo con tutti voi:


Tirocinio di Catarina Oliveira Silva Soares a Milano

Dalla lunga collaborazione tra Università di Bologna, AEMOCON e l’Università delle scienze applicate per la pedagogia speciale di Zurigo è stato creato la possibilità di fare un tirocinio per poter vivere e studiare la pratica del metodo dell’Emozione di conoscere e il desiderio di esistere (EDC).

Il tirocinio si è svolto durante il mese di luglio 2017. Cinzia de Pellegrin operava quale coordinatrice, tutor e supervisore. Nelle riunioni settimanali, con i contatti telefonici e insieme alla rete di altri responsabili come Aldo Piatti ed altri mi sono integrata nell’organizzazione e nei compiti. Vorrei esprimere i miei complimenti per la qualità di questo concetto di tirocinio.

Per quanto riguarda il metodo dell’Emozione di conoscere potevo già informarmi nei moduli dell’Università di Zurigo. Grazie al tirocinio ho scoperto veramente le differenze, i potenziali e gli effetti fra le culture pedagogiche svizzere e quelle del metodo EDC. A Milano ho imparato di rispettare e d’integrare gli aspetti fondamentali della pedagogia: le relazioni, il piacere, le esperienze e i compiti rilevatori, i problemi reali per poter risolvere la vita autonoma e sociale, la vita del lavoro e la comunicazione empatica. L’esperienza con i ragazzi, gli operatori ed i genitori è stata e rimarrà una profonda esperienza esistenziale e professionale. Ricordo questo mese con gratitudine e spero che altri studenti possano approfittare di queste opportunità.

Oliveira Silva Soares a Milano



Vacanze al mare e in montagna


Anche quest’estate la Cooperativa ha organizzato due settimane di vacanze nell’ambito del Progetto sull’Emozione di Conoscere con il supporto dei nostri operatori. Una settimana al mare per un gruppo di 7 persone (Marco Adinolfi, Matteo Baldassin, Marika Cozzi, Giulio Basile, Simone Ricciardi, Alberto Passaniti, Christian Zavattin) e una settimana in montagna per un gruppo di 5 persone (Alberto Aldeghi, Marika Cozzi, Giacomo De Luca, Federico Pacini, Fabio De Boni).

Nell’ambito dei nostri progetti, la vacanza si propone quale opportunità per integrare l’esperienza di vita autonoma e indipendente con il piacere di divertirsi e di stare insieme in un contesto, in un modo e in un tempo diversi da quelli consueti. Una sorta di continuazione della "scuola" di vita autonoma ed indipendente, secondo il Modello empatico relazionale, che intende permettere ai ragazzi di acquisire e affinare competenze cognitive, relazionali, affettive che poi potranno essere rigiocate nel loro quotidiano.

Sicuramente durante la prossima formazione a Milano saranno proiettati foto e filmati relativi all’esperienza, che potrà essere utilizzata quale spunto per riflettere su prassi e strategie.


Lavori in corso…


In luglio è stata ridipinta, grazie al volontario contributo del Signor Ricciardi, la casa di via Carnevali.

Tutti si sono dati da fare per scegliere i colori per le pareti, spostare i mobili, ricoprire pavimenti e mobili con i teli, pulire, risistemare, …. E’ stato un duro ma bel lavoro di squadra, con soddisfazione di tutti per il risultato raggiunto!

Grazie a tutti quanti hanno collaborato e un grazie speciale a papà Ricciardi!!


Consegna attestati


In luglio i giovani che partecipano alle attività della scuola delle autonomie e del laboratorio-punto vendita hanno ricevuto dai mediatori l’attestato per l’anno formativo svolto, un modo per premiare l’impegno e riflettere per divenire più consapevoli circa il percorso fatto e quello da fare.

Bravissimi tutti!! Siamo molto soddisfatti dei progetti e della crescita di tutti noi!


Serata di raccolta fondi al Bicerin


Giovedi 6 Luglio si è svolta una serata al Bicerin, elegantissima enoteca di Milano (Via Panfilo Castaldi, 24), con devoluzione degli incassi alla Fondazione CondiVivere.

Nell’evento sono stati coinvolti alcuni ragazzi del Progetto, che hanno lavorato come camerieri. Il socio proprietario dell’enoteca, Alberto Gugliada, talmente soddisfatto e “sorpreso” piacevolmente per la serietà e l’impegno dei ragazzi coinvolti, vuole offrire loro un compenso simbolico e ciò avverrà con un cerimoniale il 13 settembre.

L’evento-raccolta fondi al Bicerin è stato possibile grazie al lavoro di Paola Schwarz, la quale sta svolgendo una formazione all’interno del nostro progetto. Paola è entusiasta del lavoro che stiamo facendo con i ragazzi, delle finalità dei progetti, dei principi dell’Emozione di Conoscere e così ha deciso di offrire un suo contributo facendo conoscere la nostra realtà a suoi amici e conoscenti che lavorano nel campo della comunicazione/pubblicità. Vi faremo avere maggiori informazioni di questo più avanti.



Verso lo SFA


Vi informiamo che la Cooperativa intende presentare in settembre al Comune di Milano richiesta di riconoscimento quale SFA (servizi di formazione all’autonomia per le persone disabili). Oltre ad alcune incombenze burocratiche e certificazioni da ottenere, a breve avremo redatta una Carta dei Servizi e i Progetti Educativi Individualizzati dei ragazzi. Essere riconosciuti come SFA ha l’obiettivo ovviamente di poter ricevere maggiori finanziamenti e poter avviare convezioni utili ai nostri scopi.



Il “dopo di noi”: una riflessione


Il nostro caro Aldo Piatti ci invia una riflessione sul “dopo di noi” e ci sprona così a non dimenticare mai i nostri obiettivi.

Grazie Aldo!


Mi sono spesso posto la domanda di cosa significasse per me il “dopo”. Dopo di me in famiglia e negli affetti, in palestra, nel gruppo di amici o addirittura nella dimensione della politica amministrativa e sociale della piccola città in cui vivo. Mi sono venute immagini di pianti disperati, catastrofi e fallimenti: buchi neri di sfumata memoria. Alla fine mi sono dato del presuntuoso megalomane e ho smesso di pensarci passando ad un buon aperitivo.

Ora, ripensandoci mio malgrado, stimolato dagli accadimenti in quel fantastico mondo della Fondazione CondiVivere e della Cooperativa “Sì, si può fare”, mi sono catapultato nella dimensione degli altri. Cosa significa per queste persone il “dopo di noi”? Fantasticheranno anche loro? Le preoccupazioni prenderanno il sopravvento? Scatterà la rassegnazione? Si affideranno al detto “occhio non vede cuore non duole”? Oppure emergerà il pensiero che quanto si sta facendo è cosa buona e i “nostri figli” ne godranno e vivranno in una società migliore?

Viviamo in un mondo difficile dove pensare positivo e lavorare per questo sembra essere collocato nella sfera dell’utopia: sì hai ragione, dicono, sarebbe bello ma è troppo difficile, addirittura impossibile con tutti questi ladri, delinquenti, grassatori, negri, cinesi e musulmani. Per non parlare degli ebrei e dei poteri forti. Della massoneria e della casta.

No, così non va! Qualcuno si è ribellato, ha reagito, si è messo in gioco con spirito collaborativo, di Fratellanza!

Qualche anno fa alcune Famiglie coraggiose, guidate da un grande compianto Maestro, hanno dato vita ad un movimento di pensiero rivoluzionario che ha ridato loro la speranza, ha fatto vedere quella Luce che pensavano spenta. I loro figli finalmente vedranno restituiti i diritti fondamentali, quelli elencati sulla carta dei Diritti Umani scritta nell’immediato dopoguerra. Il diritto ad una vita dignitosa fatta di lavoro, di diritti e doveri, di svago e di amici, di godimenti e di frustrazioni, lontana anni luce dall’assistenzialismo di una società nella quale etica, morale e virtù sono troppo spesso parole vuote e chi le usa e pratica è definito un demagogo.

Queste Famiglie hanno dato un senso a queste parole: lo testimoniano sia il nome degli istituti che hanno fondato sia le azioni che hanno intrapreso.

E’ riemersa la domanda: cosa succederà “dopo di noi”?

Risposta facile e scontata: siamo noi i protagonisti della storia, di questa storia, che vogliamo scrivere per noi e per tutti coloro che vorranno crederci.

Sono nate le prime “case delle autonomie”, il laboratorio per la formazione lavoro, la collaborazione con il gruppo di ricerca scientifica voluto da Nicola Cuomo per l’attuazione e il potenziamento del metodo “emozione di conoscere”. Sono nate soprattutto le azioni, le prassi, si è passati dalle idee alla programmazione e alle strategie per dare “ora” ai nostri figli tutte le abilità e competenze necessarie per vivere dignitosamente nella società: sì proprio quella brutta e cattiva di cui si diceva, senza chiedere la carità e affidarsi all’assistenzialismo tanto cari a chi è in ritardo coi tempi.

Il “dopo di noi” si sta costruendo oggi con determinazione e caparbietà, tra errori e insuccessi ma con il piacere di vedere oggi quei risultati che solo poco tempo fa erano collocati nella sfera dell’utopia, ai quali neppure i genitori più “positivi” erano mai riusciti a pensare.

I nostri figli si spostano da soli, vanno a fare la spesa, si preparano da mangiare, puliscono casa e sistemano i loro effetti (a volte non proprio come si dovrebbe!), sono ordinati ed efficienti nel negozio/laboratorio, accolgono i clienti con il sorriso, vanno in banca e girano per il quartiere a distribuire le pubblicità del negozio, mettono in lavatrice i panni sporchi e la programmano per il giusto lavaggio e, ora che ci penso, hanno imparato a stirare?

Ciò non ostante mantengono gli impegni e rispettano gli orari, si scusano se arrivano in ritardo in palestra o se sono assenti per ragioni di lavoro.

Certo, qualcuno di loro ha bisogno di aiuto aggiuntivo, forse ne avrà bisogno sempre ma ha comunque la sensazione di essere efficiente ed utile a se stesso e agli altri. Altri stanno seguendo tirocini lavorativi “esterni”. Nadia ha firmato il “primo contratto di lavoro”!

I nostri figli, come tutti noi, hanno bisogno di affetto, di amicizie, di sentire quel tuffo al cuore che ognuno di noi ha provato incrociando gli occhi di qualcuno di speciale.

Stanno imparando con entusiasmo tutto ciò che occorre oggi e servirà loro domani, anche se costa fatica.

Mi riferisco proprio a quella fatica che tempo fa era loro negata, poverini! Incredibile, anche la fatica era negata. Persone invisibili e compatite.

Persone invisibili e compatite, trattate con benevolenza ma invisibili: il caos!

Questo è il nostro “dopo di noi”: fare per opporsi al caos.



Proviamo allora a pensare quali potrebbero essere le nostre azioni, oggi, per uscire dal caos!

a) La Fondazione dovrà rimanere un “piccolo gruppo”, altrimenti la difficoltà di reperire Mediatori capaci e disponibili alla Formazione Permanente di alta qualità sarà difficilmente superabile. Le grandi organizzazioni tendono a mantenere lo Status Quo per interesse e mancanza di intelligenze: ne abbiamo chiaro esempio se pensiamo a quanti ci stanno “copiando” vantando modelli fasulli e lanciando vuoti slogan altisonanti.


b) Le difficoltà finanziare saranno parzialmente risolte se aumenterà nelle istituzioni la consapevolezza che il metodo Cuomo funziona e fa risparmiare risorse, elemento sensibile dei bilanci, oltre a rispondere a principi etici irrinunciabili.


c) Per “convincere” le istituzioni necessita anche la volontà dei genitori di mettersi in gioco “politicamente”: per contare e proporre modelli innovativi dobbiamo occupare un posto nelle Giunte Comunali o nei Consigli Comunali. Sono i luoghi della democrazia partecipata dove le Famiglie contano e fanno sentire la loro voce “contaminando” gli altri con la loro cultura “rivoluzionaria”. Uscire dagli schemi elefantiaci dei partiti per immergersi nella cultura dell’essere Cittadini impegnati che chiedono soprattutto il rispetto dei Diritti Umani negati ai loro figli dalle pratiche assistenziali, costose e utili solo per le emergenze. La strategia è: risolviamo le emergenze ma lavoriamo per il futuro con politiche strutturali.


d) La Fondazione un giorno potrà contare su notevoli risorse economiche se solo pensiamo all’eredità che le Famiglie lasceranno ai propri Figli. Il “dopo di noi” passa anche per questa strada. Ricordiamoci di quanto accaduto, purtroppo, proprio a una nostra Famiglia! Sarà la Fondazione la destinataria dei beni mobili e immobili, quando si verificheranno le condizioni, interamente destinati al Progetto e al potenziamento dei “laboratori”.


e) Io penso già al moltiplicarsi dei punti vendita/laboratori formazione lavoro: una rete economica e formativa indispensabile sia per l’impiego diretto sia come trampolino di lancio per assunzione in aziende private. In questo modo la Coop si proporrà alla società sia come punto nevralgico per la formazione dei nostri Figli sia come soggetto che offre lavoro a giovani preparati, entusiasti e soddisfatti da condizioni economiche adeguate.


f) Tutto ciò dovrà passare attraverso l’istituto del Testamento Pedagogico: una vera rivoluzione, ancora in bozza, che garantirà ai nostri figli di proseguire secondo i modelli indicati dal metodo Cuomo “emozione di conoscere” anche “dopo di noi”.


Rifiutiamo l’istituzionalizzazione indiscriminata perché non rispetta i Diritti Umani (leggasi art. 26 della Carta Europea dei Diritti Umani) e costringe le Amministrazioni a spese enormi, inutili e dannose.


Dobbiamo tuttavia avere la consapevolezza che le attuali famiglie si sono proposte come “apripista”, forse non vedranno i frutti del loro impegno, forse i loro Figli non riceveranno appieno quanto ipotizzato ma chi verrà “dopo di noi” ne trarrà grandi benefici. Bisogna avere il coraggio di fare anche questo passo!


E allora: perché anche il Judo?

Quest’anno è iniziato il Corso di Judo per i genitori e parallelamente il Corso di Formazione per gli insegnanti (di qualsiasi disciplina). Ci siamo incontrati una volta al mese, la domenica mattina, mossi dalla curiosità e dall’entusiasmo, per capire quale percorso stessero facendo i nostri Figli judoisti.

Necessita una premessa: il judo adotta strategie e propone prassi che sono in perfetta sintonia con il Metodo Emozione di Conoscere. Uno degli esercizi principali si chiama Randori che significa “opporsi al caos”: mi pare di avere già usato questo principio.

Non voglio ricordare la vecchia fotografia di Coppi e Bartali: chi ha passato la borraccia e chi l’ha ricevuta? Ricordo tuttavia con grande piacere l’occasione d’incontro, il primo, con il prof. Cuomo, in una palestra di Bologna. Stavamo progettando “Over the gap”, un viaggio nel paese del Sol Levante. Nicola volle provare la sensazione di un “contatto ravvicinato” con me, sul tatami, per scoprire quali fossero le energie in gioco. Lo aiutai a scoprire un mondo diverso, che nulla, o molto poco, aveva a che fare con lo sport. Inutile dire che andammo in Giappone e iniziammo la fantastica avventura che ora stiamo vivendo insieme.

Tornando alla pratica del judo devo dare alcune statistiche: i più assidui (assenze vicine allo zero e sempre preventivamente comunicate) sono i nostri ragazzi (per la verità ormai tutti, o quasi, uomini adulti). Non ricordo lamentele mentre, sempre con entusiasmo, sono disponibili a viaggi faticosi, allenamenti con gente mai vista prima, dimostrazioni, test, convegni. Si mangia quando si può e si dorme dove capita: nell’ultima trasferta romana siamo “stati in ballo” dall’alba a notte inoltrata per una dimostrazione di pochi minuti su un tatami posato su di un prato (non è la sistemazione ideale). Mai un cedimento! Hanno controllato la fatica e le emozioni.

La pratica del judo significa anche questo e ho apprezzato l’impegno dei genitori che faticosamente, per età (alcuni), sovrappeso e sedentarietà (altri), si sono cimentati con quelle strane tecniche: leve articolari, strangolamenti, proiezioni, lotta corpo a corpo e altro ancora. Ora forse hanno incominciato a capire che il judo è scambio di energia positiva: fare insieme in armonia per progredire insieme.

Fare insieme in armonia, seguendo le indicazioni dei più esperti, mettendosi a disposizione dell’altro, chiunque esso sia, per ottenere un risultato di buona qualità.

Voglio riportare un estratto di uno scritto di Jigoro Kano, il fondatore del Metodo Judo Kodokan:

“Non è il momento per proporre la visione dell’assoluto … l’essere umano è maggiorenne e deve assumersi la responsabilità delle sue azioni … la Morale del Migliore Impiego dell’Energia deve ispirarci … quindi è necessario occuparsi del quotidiano per aiutare le giovani generazioni che aspirano ad essere società …” (Jigoro Kano)

Chi potrebbe attribuire queste parole ad un uomo che visse tra l’Ottocento e il Novecento? Potrebbero essere state pronunciate da chiunque, in qualunque momento: da un uomo vissuto in una società industriale o post industriale, di qualunque fede politica o religiosa … da chiunque!

Questo pensiero “universale” è, a mio avviso, la sintesi dell’idea di Jigoro Kano, sulla quale riflettere, per farla diventare “guida”: il riassunto di un’opera che coinvolgerà tutto il mondo, contagiando intere generazioni di uomini e donne, coinvolgendole in un’avventura fantastica.

Stiamo parlando di un processo culturale e sociale di vasta portata la cui eco sarà udita ovunque, rapidamente, forse troppo rapidamente!

Jigoro Kano, per la verità, interpreta il bisogno della gente giapponese che sente la necessità urgente di un’Utopia per migliorare la Nazione attraverso il miglioramento individuale e delle micro realtà sociali.

E noi cosa stiamo facendo? Non stiamo forse cercando di cambiare una società, spesso malata, assente, distratta, che per ignoranza e comodità, per poca voglia di mettersi in gioco per immergersi in una dimensione di studio e di ricerca continue, tende ad essere sorda ai bisogni della gente, preferendo l’assistenzialismo?

Noi ci stiamo “opponendo al caos”!

Lo facciamo con il coraggio che ci danno i nostri figli, cerchiamo di seguire il loro esempio di forza e determinazione, anche se siamo consapevoli che, molto probabilmente, i frutti verranno raccolti dalle “giovani famiglie” che hanno condiviso questa avventura.

Anche Jigoro Kano non ha raccolto i frutti del suo impegno sociale, ne era consapevole e aveva immaginato quanti ostacoli ci sarebbero stati sul cammino che aveva tracciato ma: il guerriero ha diritto all’azione e non ai suoi frutti, diceva il saggio!

Questa era la sua convinzione. Dovrà essere anche la nostra.

Ciao

Aldo






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